Inquinamento  

 

 

Le onde elettromagnetiche destano sempre tanta preoccupazione nell'immaginario collettivo, anche se fanno parte della nostra vita quotidiana da tanto tempo. Al fondo elettromagnetico naturale si sono sommate soprattutto negli ultimi decenni tante fonti artificiali (sistemi destinati al trasporto e utilizzo dell'energia elettrica, come elettrodotti ed elettrodomestici, oppure sistemi di comunicazione di segnali radio o tv, telefonia cellulare, trasmissioni satellitari, senza fili o wireless, ecc) che hanno aumentato vertiginosamente i livelli di campo elettromagnetico a cui tutti noi siamo esposti quotidianamente. Da qui l'allarme sociale evidente a tutti gli attori in gioco, condito spesso da frasi preoccupate come "Le antenne spuntano come funghi" o "Le leggi non tutelano la salute dei cittadini".

In alcuni casi però tale allarme rischia di risultare contraddittorio. Basti pensare al successo riscosso dalla telefonia mobile nel nostro Paese (gli ultimi dati parlano addirittura di 90 telefonini ogni 100 persone) che ha portato i gestori del servizio a dotare le nostre città di tante stazioni radio base (questo è il termine tecnico con cui vengono chiamate le antenne per telefonia mobile), la cui installazione puntualmente incontra le resistenze di tanti cittadini, anche di quelli dotati di cellulare.

Oppure spesso ci si preoccupa dell'installazione di nuove stazioni radio base e si dimenticano altre fonti più "tradizionali" già presenti sul territorio con le loro potenze di gran lunga superiori, come elettrodotti e antenne radio-tv, in molti casi incomprensibilmente sottovalutate.

Il problema maggiore dell'elettrosmog rispetto a tante altre fonti di inquinamento è la mancanza di dati epidemiologici: non esistono ancora studi che inequivocabilmente accertino danni alla salute causati dall'esposizione a onde elettromagnetiche di tutte le frequenze. Infatti mentre per le basse frequenze (è il caso degli elettrodotti e delle cabine di trasformazione) diversi studi hanno portato a risultati certi (si pensi all'aumento di incidenza delle leucemie infantili e di quelle linfatiche croniche professionali per esposizione a campi con induzione magnetica superiore a 0,4 microtesla, come riportato in una monografia dell'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro del 2002 e da una recente pubblicazione della Lega italiana per la lotta ai tumori), la stessa cosa non si può dire per le alte frequenze (telefonia mobile, antenne radio tv, etc.) su cui i dati sono ancora imprecisi e non univoci.

E' proprio in seguito a tanta incertezza che Legambiente concorda con gran parte della comunità scientifica che chiede a gran voce il rispetto dei principi di precauzione e di minimizzazione, ritenuti di fondamentale importanza per ogni problema potenziale di natura sanitaria, fino al momento in cui è stato fugato anche l'ultimo dubbio.

E' sulla base di tali principi che la nostra associazione avanza anche delle proposte, sia per le basse che per le alte frequenze.

Per quanto riguarda le basse frequenze il problema nasce laddove gli elettrodotti passano vicino ad abitazioni o scuole o comunque a luoghi in cui la permanenza fisica dei cittadini ha luogo per più ore. A complicare le cose contribuisce la tendenza da parte dei comuni a non ostacolare la crescita dei centri urbani intorno ad elettrodotti preesistenti. La proposta di Legambiente è che prima di tutto vengano rivisti il limite di esposizione e il valore obiettivo, entrambi ritenuti troppo alti rispetto alle soglie consigliate dalla comunità scientifica e in sede europea (in Italia attualmente il valore di attenzione è di 10 microtesla per gli elettrodotti preesistenti nelle aree "sensibili" e l'obiettivo di qualità per i nuovi impianti è di 3 microtesla, rispettivamente 20 e 6 volte superiori rispetto al limite di 0,5 suggerito dagli studi epidemiologici prima citati).

Altra proposta, indirizzata alle amministrazioni comunali, è di prevedere per le nuove edificazioni distanze minime adeguate dagli elettrodotti preesistenti. Per quanto concerne invece gli edifici già costruiti a ridosso degli elettrodotti vanno valutate tutte le possibilità tecniche di riduzione dell'esposizione (isolamento aereo o sotterraneo dei cavi, all'innalzamento dei tralicci, avvicinamento dei cavi, etc.) tenendo presente ovviamente anche i costi dell'operazione.

E' fondamentale poi che l'Apat (Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici ) faccia quanto stabilito dal decreto attuativo della legge quadro (art. 6 comma 2) e quindi proceda a stabilire le fasce di rispetto intorno agli elettrodotti.

Per quanto riguarda invece le alte frequenze Legambiente propone l'approvazione di un regolamento comunale, previsto tra l'altro anche dalla legge quadro, in grado di identificare attraverso una zonazione le aree idonee o non idonee alle installazioni, garantendo laddove possibile l'utilizzo di tecnologie innovative in grado di minimizzare le esposizioni e prevedendo la delocalizzazione delle stazioni radio-tv situate in zone non idonee (fonte preoccupante sotto il punto di vista dei problemi sanitari, come insegna il caso di Radio Vaticana).

Insomma la materia è complessa, non sono ancora chiari tutti i suoi risvolti sanitari e la confusione non manca. Questo vademecum è stato pensato dalla nostra associazione proprio per offrire al cittadino e a chiunque ne voglia far uso uno strumento in più per entrare nel merito delle tante questioni relative all'inquinamento elettromagnetico: conoscere i vari tipi di fonti elettromagnetiche, la normativa vigente o i rischi sanitari ad esso collegati. Insomma un testo per potersi districare con più facilità nel mondo complicato dell'elettrosmog. Con la speranza di esserci riusciti. Buona lettura.

 

Il Vademecum sull'elettrosmog è disponibile in formato PDF-Acrobat (1.6 Mb)


In Italia, secondo le più recenti indagini, nelle 8 maggiori città lo smog causa 3.500 decessi all'anno e 4.600 ricoveri ospedalieri, oltre a decine di migliaia di casi di disturbo bronchiali e asmatici.

Un'altro studio su 15 citta italiane conferma che a far male sono le polveri sottili miste agli altri inquinanti atmosferici (NOx, CO, HC, benzene).                                        La causa sono le industrie, gli impianti di riscaldamento, camion e furgoni.

Occorre evitare l'utilizzo inutile delle auto, ed incentivare la mobilità pubblica, l'utilizzo della bicicletta ed in certi casi, quando ci si muove nei quartieri o nei piccoli centri,  muoversi a piedi.

 


 

GLI ELEMENTI INQUINANTI E I LORO EFFETTI SULLA SALUTE DELL'UOMO

 

Monossido di carbonio (CO)
Circa 6.000.000 di tonnellate annue. È molto dannoso perché impedisce il trasporto di ossigeno nel sangue impedendo cosí le funzioni respiratorie; riguardo agli effetti sull’uomo, è noto che inalazione d’aria ad altra concentrazione di CO (superiore a 500 mg/m3) possono portare alla morte. L’effetto tossico del CO sul corpo consiste nella riduzione della capacità del sangue a trasportare ossigeno. Infatti, avviene una reazione tra l’ossido di carbonio e l’emoglobina (Hb) che porta alla formazione del composto COHb che non permette la corretta ossigenazione dei tessuti cellulari.

Ossidi di zolfo (SO2, SO3)
Circa 2.000.000 di tonnellate annue. Sono dannosi per chi soffre di disturbi respiratori e talvolta può anche aggravarli.

Ossidi di azoto (Nox, NO, NO2)
Circa 1.600.000 di tonnellate annue. Sono un miscuglio di gas color bruno rossastro con un odore pungente originato dalla combustione ad alte temperature che avviene nelle aree urbane soprattutto attraverso il traffico. Gli effetti sanitari sono simili a quelli dell’anidride solforosa (SO2) con in piú effetti sul sistema cardiovascolare e renale.

Cov (composti organici volatili)
Circa 700.000 tonnellate annue. Sono originati dalla combustione completa del petrolio e suoi derivati. In aria possono generare per effetto fotochimico molti altri inquinanti secondari. Il piú noto di questi è sicuramente il benzene presente in concentrazioni analoghe sia nella benzina super che in quella senza piombo, considerato un sicuro agente cancerogeno. Uno studio della Commissione Tossicologica Nazionale stima che questo idrocarburo, alle concentrazioni registrate in media nell’aria di città, nei prossimi 75 anni provocherà da 1.240 a 18.240 nuovi casi di leucemia.

Polveri sospese
Circa 450.000 tonnellate annue.
Sono particelle solide disperse nell’atmosfera a causa
delle piú svariate attività.
Sono classificate come:
polveri sedimentabili (maggiori di 100 micron);
polveri inalabili (se di dimensioni tra 10 e 100 micron);
polveri respirabili (se pari o inferiori al micron).

Il PM10
La frazione delle polveri inferiore al micron, ovvero quella respirabile, viene indica come PM10, date le dimensioni può raggiungere le vie respiratorie piú profonde, contaminandole con sostanze altamente inquinanti e spesso cancerogene come il benzo(a)pirene. Il PM10 viene utilizzato come indicatore per lo studio degli effetti sulla salute dell’inquinamento atmosferici, in quanto numerosi studi epidemiologici ne hanno attestato la pericolosità.


L’aria che uccide
Gli effetti sanitari dipendono dal tipo di gas che si inalano e si hanno dalla cefalea al vomito fino ad effetti cancerogeni.
Comunque tra tutti i gas che si trovano nell’ambiente urbano l’ozono è il piú nocivo e il piú reattivo degli inquinanti, infatti, anche una minima parte di quello inalato riesce a raggiungere la superficie polmonare. Ogni particella dell’ozono, infatti, aggredisce ogni materia a cui viene a contatto (animale o vegetale). I danni dell’ozono nel nostro organismo sono molto gravi e nonostante ciò sono appesantiti dagli ossidi di azoto e di altri ossidanti. Questi, infatti, sono capaci anche
di attivare la proprietà mutagena. Gli ossidi di azoto, infatti, contribuiscono alla mutagenicità e cancerogenicità dell’aria.
Per il Pm10, gli effetti sanitari dipendono dal tipo e dalla dimensione della polvere.
Le conseguenze piú importanti sono dovute alle polveri inalabili che raggiungono i bronchi e a quelle respirabili che raggiungono gli alveoli polmonari. Le condizioni si aggravano se queste polveri contengono elementi tossici o cancerogeni come: mercurio, vanadio, arsenico, cadmio, cromo e amianto
.

                                        

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